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NOTIZIE DALL'AMMINISTRAZIONE


10/11/2011

CELEBRAZIONI DEL 4 NOVEMBRE 2011: IL DISCORSO UFFICIALE

Domenica scorsa, 6 novembre 2011, si sono concluse le celebrazioni per ufficiali per l'Anniversario della vittoria (1918-2011).


Di seguito il testo del discorso pronunciato dal Sindaco, Avv. Stefania Clara Lorusso :


"Autorità civili, militari e religiose della città,
Rappresentanti delle Associazioni d’Arme e dei Combattenti,
Cittadine e Cittadini di Bollate,
Giovani ragazze e ragazzi,

Nell’anno delle celebrazioni del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, la Festa nazionale del 4 novembre, Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate, assume un significato ancor più intenso. Il 4 novembre 1918, con l’entrata in vigore dell’Armistizio firmato il giorno precedente a Villa Giusti, vicino Padova, termina il conflitto sul fronte italo-austriaco e giunge a compimento il processo unitario iniziato nel Risorgimento con il conclusivo ricongiungimento all’Italia delle terre di Trento e Trieste. Questa data, dunque, celebra nella sua pienezza l’unità nazionale. Furono i Costituenti del 1948 che, riconoscendo nella vittoria del 1918 la completa unificazione del popolo e del territorio italiani, indicarono saggiamente il 4 novembre come giorno dell’unità nazionale.

La Grande Guerra, iniziata nel 1914 – la prima  guerra nella storia a essere definita mondiale – coinvolse Stati e popoli di tutti i cinque  continenti in combattimenti per terra, mare e aria, con l’utilizzo di armi e mezzi mai impiegati prima. Sul fronte italo-austriaco fu, soprattutto, una guerra di stazionamento, di logoramento, contraddistinta da dure battaglie nelle trincee, in un alternarsi di vittorie e sconfitte.
 
Nota anche come "guerra in alta quota" fu un conflitto che si combatté quasi esclusivamente sulle Alpi e che testimoniò l'altissimo valore soprattutto degli Alpini che pagarono un doloroso tributo in termini di vite, come sull'Ortigara dove la 52ma Divisione Alpina si immolò  nel giugno del 1917.
E non è un caso che il primo caduto Italiano del conflitto sia stato proprio un Alpino della 16 ma compagnia del  battaglione Cividale di nome Riccardo Di Giusto.
Ma fu proprio una sconfitta, quella di Caporetto (del 24 ottobre 1917), a segnare la svolta nel conflitto. Dopo la tragica disfatta di Caporetto, nel Paese si svilupparono due sentimenti contrastanti: ed invero, da un lato si rafforzò lo spirito patriottico e la volontà di resistere, dall’altro si diffuse la sfiducia. Prevalse il senso di riscossa e, guidati dal nuovo Comandante Supremo delle Forze Armate  Generale Armando Diaz, le truppe italiane dapprima formarono un’invalicabile linea difensiva lungo il Piave e fermarono l’avanzata del nemico nella cd. “battaglia d’arresto” (prima battaglia del Piave), combattuta nel novembre del ’17, e nella cd. “battaglia del solstizio” (seconda battaglia del Piave); successivamente, il 24 ottobre 1918, un anno dopo Caporetto, dal Monte Grappa e dal Piave lanciarono la definitiva offensiva, che culminò nella decisiva battaglia di Vittorio Veneto. Trento e Trieste furono riconquistate, il fronte austriaco cadde e ai delegati austriaci non restò che firmare la resa a Villa Giusti.

A ridare slancio ed entusiasmo all’esercito contribuirono in maniera decisiva  i giovani soldati passati alla storia come i “ragazzi del ‘99”. Erano i nati nel 1899, che formavano le liste di leva del 1917 e che, precettati non ancora diciottenni, furono chiamati a combattere al fronte dopo Caporetto, non solo per rinforzare numericamente l’esercito, ma anche per sostenerlo moralmente. Infatti, l’ardore e l’impeto di questi circa 270mila ragazzi risultò decisivo per la vittoria finale.

A loro e a tutti i valorosi combattenti della Prima guerra mondiale va la nostra gratitudine, il nostro rispetto e la nostra ammirazione per lo straordinario contributo offerto all’unificazione della Patria. Uomini e ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia, di ceto, condizione sociale, ideologia e credo politico diversi, combatterono sotto un’unica bandiera per la Patria, uniti dall’amore per la libertà e per la loro terra.

La guerra era durata per l’Italia 41 mesi e il contributo in termini di vite umane sacrificate dall’Italia in quella Guerra è impressionante: oltre 645mila i caduti, il doppio di quelli registrati durante la seconda Guerra mondiale, tra  cui 117 Bollatesi; a cui si aggiungono gli oltre un milione di feriti e i circa 600mila prigionieri. Il Paese uscì dal conflitto duramente provato, ma finalmente libero e unito: un’unione non più solo istituzionale, ma effettiva, con la nascita di un sentimento di unità nazionale e patriottismo. Sentimenti frutto delle comuni sofferenze vissute dagli oltre 5milioni di soldati chiamati a combattere quotidianamente fianco a fianco nelle trincee, in condizioni impossibili e disumane, tra neve e fango. Quella vittoria costituisce una pagina fondamentale nella formazione dell’identità nazionale e di una memoria condivisa, valori da riscoprire ancor di più nell’anno del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, e in un periodo di grandi difficoltà economiche e sociali. Solo rinforzando i sentimenti di comune identità e di coesione nazionale, il Paese potrà superare l’attuale periodo di crisi, valendosi di tutte le sue illimitate e straordinarie potenzialità.

Ricordare quegli avvenimenti e onorare la memoria di coloro che soffrirono e morirono è un dovere di tutti, cittadini e istituzioni. Se oggi viviamo in un Paese libero e democratico è grazie al tributo pagato da quelle generazioni. Così come dovere di tutti è custodire e rafforzare il patrimonio di valori  ereditato da quegli eroici soldati, affinché il loro sacrificio non sia stato vano. In particolare, l’entusiasmo, lo spirito e i valori che guidarono i ragazzi del ’99, devono essere oggi fatte proprie dalle giovani generazioni, affinché, come accadde allora, sappiano ridestare la capacità di reazione mostrata dal nostro Popolo di riscattarsi e risollevarsi dopo una sconfitta,  e guidare il Paese verso un luminoso futuro 

In questa giornata il pensiero va alle nostre Forze Armate, impegnate nella loro azione di garanti della sicurezza e della stabilità sia del nostro Paese sia internazionale. Avieri, carabinieri, finanzieri, marinai e soldati, operando nelle aree di crisi con correttezza, professionalità e spirito di sacrificio, e mettendo a rischio la propria vita per un mondo sicuro, proseguono quella tradizione di Amor Patrio e onorano il nostro Paese. Sono proprio loro i primi operatori di pace e i più consapevoli della brutalità e inutilità della guerra, frutto unicamente di povertà e devastazioni.

Il ruolo delle Forze Armate fu allora, ed è tutt’oggi fondamentale per l’unità e l’indipendenza della nazione. Per onorare il sacrificio di tutti i soldati, al termine della prima guerra mondiale, in molte nazioni furono eretti monumenti al milite ignoto. In Italia, nel complesso monumentale del Vittoriano, in Piazza Venezia a Roma, il 4 novembre 1921 ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto sull’Altare della Patria. Quest’anno ricorre, dunque, il 90mo anniversario del Milite Ignoto. Per la scelta della salma da tumulare presso l’Altare della Patria, fu istituita un’apposita commissione che prelevò i corpi di 11 soldati non identificati in altrettante diverse zone del fronte di guerra. I corpi furono trasferiti nella Basilica di Aquileia e qui fu scelta la salma che sarebbe stata tumulata a Roma, rappresentando il sacrificio di tutti i Caduti in guerra. La scelta fu affidata a Maria Bergamas, una donna triestina; madre di Antonio Bergamas, che chiamato a combattere per l’esercito austriaco, fuggì unendosi alle file italiane. Antonio morì in combattimento, senza che il suo corpo fosse mai identificato. La salma scelta da Maria Bergamas fu trasferita a Roma in treno sulla linea Aquileia – Venezia – Bologna – Firenze – Roma. Lungo il percorso, compiuto a velocità ridottissima, moltissimi italiani attesero il passaggio del convoglio per rendere omaggio al Feretro. La cerimonia si concluse a Roma, dove alla presenza di più di un milione di persone accorse da ogni parte d’Italia, di tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei Caduti, del Re, dei soldati di tutte le Armi e delle Bandiere di tutti i reggimenti, il Feretro fu tumulato sull’Altare della Patria.

Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro, e vorrei concludere citando la motivazione di quella decorazione che ben riassume il sacrificio e lo spirito di tutti i combattenti della Prima Guerra Mondiale:
"Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria."

Viva il 4 novembre
Viva le Forze Armate
Viva l’Italia!"



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Qui Bollate - Direttore Responsabile Francesco Vassallo - Registrazione del Tribunale di Milano n. 480 del 20/07/1996 - P.I. 00801220153



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